Mercato

Bridgestone Bari: dimezzare i costi o vendere

Nulla di fatto nel prima riunione del gruppo di lavoro tecnico nominato nella sede del Ministero dello Sviluppo Economico per trovare delle alternative alla chiusura della fabbrica Bridgestone di Modugno, in provincia di Bari. Il primo incontro, svoltosi martedì 16 aprile e durato 3 ore, è servito per fare una sorta di radiografia dei costi complessivi di Bridgestone in Europa, valutando i loro riflessi sull’impianto di Modugno (Bari), il consumo energetico e come recuperare efficienza.

Alla riunione- presieduta dal Sottosegretario al Mise Claudio De Vincenti- hanno preso parte il Viceministro al Lavoro Michel Martone, i vertici dirigenziali italiani ed europei della multinazionale, esponenti della Regione Puglia e delle istituzioni locali, rappresentanti delle segreterie di categoria  nazionali e territoriali di CGIL CISL UIL UGL CONFAIL, RSU aziendali. Il confronto è stato occasione per il Sottosegretario di ribadire la linea del governo: “Confronto a 360 gradi per riuscire a garantire allo stabilimento di Modugno un futuro stabile e serio, senza escludere alcuna opzione- ha affermato De Vincenti- Ragionare su recuperi di efficienza è importante, ma serve  una prospettiva di medio-lungo termine”.

“Le due alternative proposte da Bridgestone sono: riconvertire lo stabilimento di Bari, mantenendo una produzione di bassa gamma attraverso una riduzione dei costi di conversione tra il 50% e il 60%; oppure vendere, non escludendo la cessione a ‘fondi d’investimento”. E’ quanto spiega il segretario generale della FILCTEM CGIL di Bari, Giuseppe Altamura, al termine della riunione sulla vertenza. Per il sindacalista un abbassamento così forte dei costi, praticamente un dimezzamento, ”è inverosimile” ed oltre a riguardare le spese per l’energia, la logistica, i trasporti, la manutenzione, toccherebbe anche ”il personale”. Ecco perchè, spiega, ”la preoccupazione resta tutta”. La multinazionale nipponica, sottolinea Altamura, ”non sembra voler lavorare sulle ipotesi da noi proposte, ovvero una riconversione sull’altra gamma”. Bridgestone, continua il sindacalista, appare intenzionata ”a volersi disimpegnare”. E avverte: ”Non staremo con le mani in mano fino al prossimo incontro tecnico”. Entro la prossima settimana i circa 950 lavoratori dovrebbero, infatti, decidere quali iniziative intraprendere e non è escluso uno sciopero.

Il prossimo appuntamento al Ministero è previsto il 2 maggio, con l’impegno dell’azienda a presentare indicazioni operative sul contenimento delle spese e sul posizionamento di mercato del sito industriale.

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