Mercato

Gli analisti commentano l’investimento in Serbia di Michelin

Il recente investimento da 170 milioni di euro annunciato da Michelin per aumentare la produzione del proprio stabilimento Opens external link in new windowTigar in Serbia di gomme di prima fascia è stato definito dagli analisti di mercato “un piccolo investimento per Michelin, ma un grande indizio per gli investitori”. Secondo un’analisi pubblicata da Morgan Stanley, Michelin sta infatti cercando di recuperare parte della quota di mercato persa nell’ultimo decennio, spingendo i volumi su tutte le fasce di prodotto. Gli investitori non dovrebbero pertanto sottovalutare la strategia sottesa all’operazione e le conseguenze in termini di redditività strutturale e cash flow. Morgan Stanley vede in questa scelta una sorta di deviazione dai punti di forza dell’azienda: “Noi crediamo che l’attuale strategia di Michelin non venga giocata su quelli che sono i suoi assett di maggior valore: brand e tecnologia. La competizione nel segmento budget si gioca tutta sul prezzo.”

Morgan Stanley sottolinea che una pletora di concorrenti asiatici hanno inondato negli ultimi anni i mercati di pneumatici e queste aziende sono supportate dai mercati e dalle economie locali in rapida crescita, per non parlare dei bassi costi di manodopera. Secondo la maggior parte degli osservatori, Morgan Stanley inclusa, le loro quote di mercato continueranno a crescere sia nei mercati domestici che in quelli maturi. La nota della banca d’affari pubblicata il 3 aprile aggiunge anche che “un certo numero di queste aziende potrebbe scalare le classifiche e mettere a rischio la posizione di produttori premium affermati – come sta facendo con successo Hankook.”

Secondo l’analisi, Michelin genera il 60% dell’EBIT su appena il 25% delle vendite, il mix di pneumatici premium vettura e gomme speciali da miniera, industriali e agricole. Morgan Stanley è pertanto convinta che gli investitori avrebbero preferito vedere il gruppo francese concentrarsi sulle nicchie in rapida crescita e più redditizie, piuttosto che diluire potenzialmente i margini, investendo nel segmento entry-level, che è oggi decisamente affollato e strutturalmente a basso valore aggiunto.

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