Mercato

Dal traffico illecito di PFU giocattoli e biberon pericolosi

L’esito recentissimo di un’indagine della Guardia di Finanza di Taranto, che ha coinvolto diverse regioni italiane e scoperto un ingente traffico di rifiuti speciali, ha ulteriormente messo in risalto l’importanza della direttiva europea che da quest’anno anche in Italia obbliga alla gestione dei pneumatici fuori uso. Secondo i dati riferiti da Ecopneus sono infatti circa 100 mila le tonnellate di PFU che in Italia ogni anno spariscono nel nulla, disperse in canali poco chiari, nel mercato illegale, nei traffici internazionali e nelle discariche abusive. Dalla teoria alla pratica la comprensione di questo fenomeno diventa però più pungente. Pensare che i giocattoli, che in questi giorni stiamo mettendo sotto l’albero per la gioia dei bambini, potrebbero essere stati fabbricati con gomme a fine vita risveglia la morale di quasi tutti. Il traffico illegale sgominato dalle Fiamme Gialle dimostra infatti che materie plastiche, gomma e pneumatici fuori uso dall’Italia venivano illecitamente esportati in diversi paesi del sud-est asiatico per essere utilizzati come materia prima per la produzione di giocattoli, casalinghi, biberon e prodotti sanitari destinati a rientrare in Europa per la commercializzazione.

La Guardia di Finanza di Taranto ha eseguito il 6 dicembre 54 ordinanze di custodia cautelare, nei confronti di soggetti italiani e cinesi per un traffico illecito di rifiuti speciali esportati a mezzo di 1.507 container, per un quantitativo complessivo di circa 34.000.000 kg., pari ad un illecito giro di affari dell’importo di oltre 6 milioni di euro. L’ammontare dell’illecito è stato determinato contabilizzando sia i costi evitati per lo smaltimento dei rifiuti presso siti italiani autorizzati, sia per i cospicui compensi percepiti "in nero", anche su conti bancari esteri, per l’attività commerciale e di intermediazione dei rifiuti acquistati da soggetti italiani ad un valore irrisorio per container e rivenduti a clienti asiatici, per il recupero energetico, per un valore 250 volte superiore.

L’operazione, che ha comportato oltre due anni di attività investigative, ha interessato 13 regioni italiane: Puglia, Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana, Abruzzo, Emilia Romagna, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Lazio e Umbria.

Nei confronti degli arrestati (tra rappresentanti di società operanti nel settore del recupero e riciclaggio di rifiuti speciali, spedizionieri doganali e agenti di compagnie di navigazione), sono stati principalmente ipotizzati, a vario titolo, i reati di "associazione per delinquere transnazionale finalizzata all’illecito traffico di rifiuti" e "falsità ideologica in atto pubblico".

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