GreenTire raccoglie il passato per trasformarlo in futuro

31 ottobre 2012 | 0 Commenti
 
GreenTire raccoglie il passato per trasformarlo in futuro
GreenTire raccoglie il passato per trasformarlo in futuro

La società consortile Greentire, con sede a Caponago (MB), è nata nel settembre 2011 con l’obiettivo di farsi carico della gestione dei pneumatici fuori uso per conto di sei soci: Magri Gomme, Pneus In, Sirio Pneus, T.B. Favilli, Toyo Tire Italia e Yokohama Italia. “Il concetto di recupero ci distingue tra gli operatori del settore, perché siamo gli unici a porci come obiettivo il recupero del 100% di materia”, afferma Paolo Bucher, responsabile ricerca e sviluppo di Greentire. Il consorzio risponde infatti all’obbligo di legge di raccogliere i PFU, ma è riuscito anche ad allungare la filiera, sviluppando competenze, accordi e collaborazioni, che gli permettono di trasformare questo rifiuto in qualcosa di utile e rivendibile sul mercato. L’obiettivo finale del consorzio è duplice, perché ridare valore ai PFU, non solo tutela l’ambiente, ma consente anche di abbassare l’importo del contributo ambientale, attraverso un circolo virtuoso ed economicamente sostenibile.

Non è un caso che due dei sei soci del consorzio per la gestione di PFU Greentire rappresentino aziende giapponesi: Yokohama e Toyo Tires. “In Giappone nulla prescinde dall’ecologia”, afferma Marco Cecconi, presidente di Toyo Tire Italia. “Il rispetto dell’ambiente deve essere una priorità anche in tutte le fasi della vita dei pneumatici, dalle materie prime, alla produzione e fino al recupero a nuova vita.” Al presidente della filiale italiana di Toyo fa eco Claudio Galeazzi per Yokohama Italia: “In Giappone c’è una sensibilità all’ecologia che è nettamente superiore. È una delle mission aziendali e, dopo il disastro di Fukushima, la priorità è diventata ancora più netta.”

“L’indirizzo della comunità europea va verso la direzione del recupero della materia”, afferma Claudia Birolini di Pneus In. “Il sistema è povero, per cui bisogna avere la capacità di dare valore aggiunto ad un prodotto trasformato e reso materia prima seconda, studiando nuove applicazioni e creando nuovi mercati. E’ questo il circolo virtuoso che permetterà di  ottimizzare, come conseguenza, anche i costi di raccolta. In caso contrario si verifica un disequilibrio economico.” Destinare i PFU al recupero energetico è l’ultima istanza per Greentire, che se anche dovesse decidere di farlo, assicura che lo farebbe rimanendo in Italia e nel rispetto di politiche a chilometri zero.

Il sistema a cerchio chiuso di Greentire inizia da una collaborazione importante che il consorzio ha stretto con R.E.P. Srl di Bagnolo Mella (BS) ed O.R.P. Srl di Osio Sopra (BG), impianti con pluriennale  esperienza nella raccolta e nel recupero dei PFU. In queste sedi vengono convogliati i pneumatici raccolti sul territorio e subiscono un processo di lavorazione che separa i diversi componenti: materiale metallico, fibra tessile e gomma. L’acciaio segue una propria linea di impiego; per il materiale tessile è in fase di studio un sistema di riutilizzo; la gomma viene  ridotta in granuli di diverse dimensioni per essere recuperata in quattro settori:

–          Additivo per asfalti modificati

–          Impieghi sportivi: intasi per campi da calcio, piastrelle o superfici per piste di atletica, campi da tennis, parchi giochi per bambini e applicazioni simili

–           Arredo urbano: dissuasori di parcheggi, cordoli stradali e simili

–          Manufatti in genere: guaine insonorizzanti per edilizia, anticalpestio, pannelli fonoassorbenti e altro.

A questo punto interviene la seconda partnership importante di Greentire, stipulata con Elastrade Srl, un’azienda commerciale specializzata nello sviluppo e nella valorizzare di prodotti derivati dai PFU. Elastrade opera principalmente nel settore dei campi da calcio in erba artificiale e, con il marchio GommaAmica, esporta circa l’80% dei prodotti.

La scelta di nicchia è determinante, perché, se alcune applicazioni, come ad esempio i cordoli stradali, faticano a competere con i prodotti tradizionali in cemento, i granulati per l’intaso dei campi da calcio consentono alle società sportive di spendere  meno rispetto ai campi in erba naturale, senza contare il risparmio in termini di manutenzione.  “Solo un mercato forte e reale e la possibilità di promuovere  la commercializzazione di queste risorse concretamente, può consentire di chiudere il cerchio”, ribadisce Claudia Birolini.

Le collaborazioni con questi ed altri partner sono continuative e si sviluppano attraverso progetti specifici. La filosofia di Greentire è di interfacciarsi con attori forti sul mercato – aziende, università o filiere – per sviluppare nuovi progetti e trovare destinazioni concrete per gli elevati volumi di materiale da trasformare. “E’ un cambio di passo, – continua Birolini –  che deve essere condiviso dagli interlocutori, altrimenti i progetti rimangono studi teorici fini a se stessi. Quello che spesso manca quando si affronta il tema della ricerca e sviluppo sono il coordinamento e la collaborazione verso un fine comune. Ed è proprio la concretezza la sfida che noi vogliamo vincere.”

Il consorzio, nato a settembre 2011, ha gestito nel 2012 solo l’operatività dei 3 soci iniziali. Nonostante anche gli altri 3 soci fossero entrati già nel 2012, Greentire ha deciso, per chiarezza di rendicontazione con il Ministero dell’Ambiente, di andare a regime con tutti i soci del gruppo solo nel 2013. Il sito web è stato completato e rinnovato e dal prossimo gennaio Greentire, che fino ad oggi ha operato sostanzialmente nel nord Italia, avrà una rete nazionale di raccolta. “Per estendere il servizio, – dice Bucher – abbiamo fatto accordi con impianti che lavorano anche per conto di altri consorzi, garantendo loro il ritiro del granulato prodotto”.

“I sei soci sono tutti coinvolti alla stessa maniera:  condividono la strategia e partecipano alle attività”, sottolinea Bucher, che ritiene che Greentire sia oggi, in termini di volumi, il secondo o il terzo consorzio in Italia.

“Io ho scelto di entrare in questo gruppo perché ho visto la concretezza della filiera”, conclude Marco Cecconi, presidente di Toyo Tire Italia. “Greentire non distrugge i PFU, ma li trasforma ed è riuscita davvero a chiudere il cerchio con una percentuale di successo molto alta. E’ una missione importante, perché salvare la materia prima è fondamentale per il futuro globale del mondo in cui viviamo.”

  Greentire sarà presente all’evento fieristico di Rimini Ecomondo, con un convegno (8 novembre) in cui si affronteranno i temi: “Aspetti legali della direttiva end of waste per il recupero degli PFU” e “Compatibilità ambientale dei prodotti ottenuti dalla lavorazione di PFU”.

All’interno dell’ impianto di trasformazione dei PFU R.E.P. srl che collabora con Greentire, posano da sinistra: Marco Cecconi (Toyo Tire Italia), Mario Riva (titolare R.E.P. srl), Claudio Galeazzi (Yokohama Italia) e Alberto Magri (Magri Gomme)

I rappresentanti dei sei soci di Greentire. Da sinistra: Alberto Magri (Magri Gomme), Claudia Birolini (Pneus In), Massimiliano Favilli (T.B. Favilli), Claudio Galeazzi (Yokohama Italia), Marco Cecconi (Toyo Tire Italia)

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Categoria: Mercato

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