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Ecopneus: il Decreto End Of Waste, il 182, il coronavirus – Intervista a Giovanni Corbetta

Il 2020 è partito con grandi novità per il settore della gestione e del riciclo dei PFU, con due provvedimenti attesi da anni che hanno finalmente visto la luce: il nuovo regolamento per la gestione dei PFU, ovvero il Decreto 182/2019, e il Decreto End Of Waste (già pubblicato il primo e annunciata dal Ministro la prossima pubblicazione del secondo). Abbiamo intervistato Giovanni Corbetta, direttore di Ecopneus, che ci ha parlato approfonditamente di queste due novità e del contesto in cui vanno ad insediarsi.

Partiamo dalla fine: ci illustra lo scenario nel quale sono nati questi due decreti, con particolare attenzione all’ultimo periodo?

L’inizio del 2020 è stato sicuramente un bel periodo per i PFU: sentivamo in arrivo i 2 Decreti e, da questo punto di vista, è andato tutto a buon fine. Questi due provvedimenti sono di grande importanza e permetteranno all’intero sistema PFU di compiere un grande balzo in avanti.

Il coronavirus, tuttavia, ha creato nuove preoccupazioni e inconvenienti. In questi ultimi 2 mesi ci siamo occupati della raccolta dei pochi PFU generati e ci siamo attivati per raccogliere le richieste inevase dell’anno scorso. Il 2019, infatti, ha chiuso l’anno con ben 10.000 richieste inevase e questo è dovuto in gran parte al nero. L’anno scorso Ecopneus ha superato volontariamente il target di legge per 10.000 tonnellate e siamo convinti che anche gli altri attori abbiano fatto loro dovere. Tuttavia, solamente noi avevamo, appunto, oltre 10.000 richieste inevase, pari a circa 30.000 tonnellate. Ce ne siamo occupati tra gennaio e marzo, dimezzando la quantità ancora da recuperare.

Se anche ad aprile le vendite saranno basse come sembra, il lato positivo è che le richieste inevase verranno azzerate o quasi, ma ci incamminiamo verso 2 grandi problemi. Il primo è che, se le vendite sono basse, di conseguenza lo è anche il livello di contributi che arrivano ai gestori dei PFU. Tuttavia, questi ultimi devono raccogliere una grande quantità di pneumatici, perché il target è calcolato sull’anno scorso. Il secondo è che, in ogni caso, i pneumatici non ci sono.

Cosa accadrà secondo lei nei prossimi mesi?

Bisognerà vedere mese dopo mese cosa succederà, navigando a vista. Penso che aprile sarà il primo mese con un calo della raccolta di PFU. Indipendentemente da cosa succederà il 4 maggio, penso che le persone aspetteranno a cambiare i pneumatici: in presenza di una vera crisi economica, le persone potrebbero cercare di allungare l’utilizzo dei pneumatici in uso.

Inoltre, molte ricerche parlano dell’esplosione del fenomeno delle vendite online di qualunque genere di prodotto, pneumatici compresi. Questo succede perché le persone sono a caccia del risparmio e perché devono “passare il tempo”. Spesso, anche se naturalmente non sempre, sono proprio le vendite online di pneumatici che arrivano dall’estero che non hanno il contributo PFU pagato e questo ha ovviamente dirette conseguenze sul sistema PFU.

Ecopneus come si comporterà quindi di fronte a questa situazione?

Anche noi di Ecopneus navigheremo a vista. Ci stiamo comportando diversamente rispetto agli altri anni, perché non ha senso fare programmi oggi. Un grande vantaggio per il nostro lavoro, anche se l’eventualità del coronavirus non era chiaramente prevista, è che nel corso degli ultimi anni abbiamo cercato di realizzare un sistema di lavoro paper-less. Possiamo lavorare da remoto in qualunque condizione, con tutti e 9 i dipendenti Ecopneus che possono tranquillamente lavorare in smart work.

Volendo essere ottimisti, diciamo che dopo tutte le grandi crisi ci sono sempre fasi di crescita e nuove opportunità. E i due Decreti devono essere visti in questo senso.

Parlando dei Decreti, cosa può dirci del 182?  

Il DM 182 è già in Gazzetta. Ora abbiamo 6 mesi di tempo per  implementarlo, grazie ad una norma transitoria che dà tempo fino al 23 ottobre per presentare al Ministero la documentazione con cui indichiamo come avverrà l’allineamento. C’è sicuramente del lavoro da fare, dalle modifiche dello statuto fino alla riclassificazione del portafoglio prodotti, ma una volta a regime il sistema complessivo paese dovrebbe migliorare in termini di efficienza e efficacia.

Quali sono i punti più importanti del Decreto?

Il Decreto ha tantissimi punti importanti. Le vendite online, a cui accennavo prima, per esempio, subiscono un radicale cambiamento: ora le vendite effettuate da aziende con sede all’estero, tra cui le piattaforme web estere dovranno avere un “rappresentante autorizzato”, una figura giuridica responsabile degli obblighi di gestione dei PFU a cui sono tenuti. In questo modo non conta solo chi produce o distribuisce il pneumatico, ma chi lo immette sul mercato, secondo il principio per cui chiunque immette un pneumatico sul mercato ha l’obbligo di smaltirlo.

Un altro punto molto importante, specie per i gommisti, è la copertura nazionale. Purtroppo la raccolta di pneumatici in Italia ha costi diversissimi a seconda della zona: raccogliere pneumatici sull’Appennino calabrese o in alcune zone della Sardegna non ha chiaramente i costi della stessa operazione in Pianura Padana. Con questo decreto, i soggetti autorizzati alla gestione dei Pneumatici Fuori Uso dovranno garantire la raccolta dei PFU su tutto il territorio nazionale, rendicontando al Ministero i quantitativi raccolti semestralmente secondo delle macro-aree geografiche individuate dal Decreto stesso.

È importante, in questo caso per i consumatori finali, anche il fatto che l’avanzo di gestione verrà impiegato a favore del consumatore stesso, abbassando il costo del contributo PFU. Questa è una decisione corretta: chiediamo al consumatore del denaro, è giusto che, nel caso avanzi, gli sia ridato.

Continuando, ci sarà una migliore equiparazione tra soggetti individuali e forme associate. Non si tratta di una cosa banale. I sistemi di gestione dei PFU cosiddetti “individuali” in Italia sono circa 50 e coprono circa il 10% del totale nazionale.

Importante anche l’obbligo di gestione di PFU corrispondenti alle tipologie di pneumatici immessi nel mercato l’anno precedente: prima avveniva che qualche attore immettesse sul mercato pneumatici agricoli, ma poi raccogliesse pneumatici vettura, che sono ovviamente molto più semplici da gestire. Non era corretto e ora il Decreto obbliga la raccolta della stessa tipologia di pneumatici immessi sul mercato, divisi per 3 categorie a seconda della dimensione.

Un ultimo punto importante riguarda i gommisti: il Decreto obbliga a rispondere alle richieste di raccolta dei PFU da parte dei gommisti, in base all’ordine di arrivo delle stesse, senza accordare preferenze o priorità a punti di generazione dei PFU in particolare. In questo modo, si dissocia totalmente la vendita di pneumatici dei soci dall’attività di raccolta, evitando che ci sia un servizio di raccolta a sostegno delle attività di un socio.

Infine, è stato introdotto il concetto di neo operante: prima poteva accadere che una società aprisse a gennaio e, dal momento che l’obbligo di raccolta è calcolato sull’anno precedente, questa non avesse obblighi e quindi necessità di contributi. Poi la società chiudeva a dicembre e, il gennaio successivo, riapriva con altra ragione sociale. In questo modo, grazie ad un buco legislativo, poteva non applicare mai il contributo. Ora con il concetto di neo operante non succederà più.

E cosa può dirci del decreto End of Waste?

Questo è un altro bel passo avanti per il sistema PFU italiano e è abbastanza unico in Europa: ci sono iniziative simili sono in Portogallo e nei paesi baltici, ma l’Italia è la prima grande economia del vecchio continente ad implementare una manovra simile. Lo sforzo che ha fatto il nostro Paese nel pubblicare questo decreto non è comune, il dibattito è stato molto lungo e ha coinvolto moltissime persone. Inoltre, è dovuto passare anche al vaglio della Commissione Europea, che ha apportato alcune correzioni. In sostanza, il Decreto End of Waste è una sorta di patente, che attesta che granulo e polverino possono essere utilizzati senza danni per l’ambiente e le persone e indica gli ambiti di utilizzo, togliendo tutti i dubbi del passato.

Una delle principali novità è sicuramente l’obbligo per gli impianti di trattamento di dotarsi di un sistema per il lavaggio dei Pneumatici Fuori Uso in ingresso idoneo ad eliminare le impurità superficiali. È evidente che questa iniziativa migliorerà in modo importante la qualità dell’output dell’impianto. Ci sono, infatti, casi in cui la presenza di ghiaia macinata all’interno del granulato non dà inconvenienti, ma in altre si: penso, ad esempio, al bitume dell’asfalto e alle mescole.

Un’altra importante novità è il controllo qualità, con l’istituzione di campionamenti e analisi sul materiale riciclato in uscita, argomento che è legato al precedente e che, insieme alla certificazione del produttore su ogni lotto di produzione del materiale riciclato, continua ad andare nella direzione di una miglior qualità produttiva.

Con questo decreto potrebbe ottenere un’ulteriore spinta la produzione di asfalto modificato. Con la situazione delle strade italiane che oggi è pressoché disastrosa, un prodotto qualitativamente superiore come questo migliorerebbe la situazione: monitoriamo costantemente alcune strade con asfalto modificato, realizzate 10 anni fa, e le condizioni sono praticamente uguali a quando sono state appena fatte. E stiamo parlando di strade ad alto traffico, anche di mezzi pesanti, come in Provincia di Torino e Reggio Emilia. Aggiungendo polverino si garantisce quell’elasticità al bitume che permette che non si creino fessure e, di conseguenza, buche. Inoltre, si riduce drasticamente il rumore, altro aspetto molto positivo per le grandi città-

C’è solo da augurarsi che il Decreto esca in fretta in Gazzetta Ufficiale.

Quali sono i punti a sfavore e le criticità dei due Decreti?

Tutto è migliorabile, naturalmente. La prima criticità è che va bene aggiornare le leggi, ma in Italia servono i controlli. Sappiamo tutti che in una qualsiasi città italiana cambia poco avere 50 o 500 cartelli di divieto di sosta se non ci sono i Vigili a controllare. La stessa cosa vale per questi due Decreti: ottimo lo sforzo nel migliorare la legge, ma servono i controlli.

L’altro punto critico sono i tempi: 6 mesi per allinearsi al DM182, specialmente in un contesto come quello attuale, significa che ci sarà molto lavoro da fare. Anche per quel che riguarda il Decreto End of Waste la criticità è il tempo, ma da un punto di vista diverso: questo è un decreto che per vedere la luce ha impiegato anni e, come sappiamo, oggi le tecnologie cambiano nell’arco di 6 mesi. Il decreto stesso deve  

Prevedere una modalità di aggiornamento delle possibilità di impiego, con un adeguamento periodico, altrimenti risulterà vecchio nell’arco di un periodo di tempo brevissimo.

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