Gommisti

Gommisti: 462 infortuni e 1 morto nel 2016

La professione del gommista comporta una serie di rischi che dovrebbero essere seriamente analizzati e che invece molte volte vengono sottovalutati, magari per mancanza di tempo o per la difficoltà di applicare tutte le procedure preventive, in particolare nei periodi di maggior flusso di lavoro. I problemi vengono però a galla quando succede un infortunio e allora è troppo tardi, perchè i tecnici dello Spisal, in mancanza di un’adeguata preparazione, presentano all’azienda il conto.

Per i gommisti non è infatti sufficiente partecipare a dei corsi generici sulla sicurezza; è necessario che il responsabile della sicurezza faccia un’analisi e individui le aree di intervento specifiche per quanto riguarda i rischi più gravi e che il personale partecipi a dei corsi di formazione specifici sulle attività peculiari e più complesse di questa professione, come ad esempio il montaggio di cerchi con anelli, le riparazioni o le gomme runflat.

L’identikit del gommista più soggetto a incidenti sul lavoro è un giovane tra i 18 e i 34 anni, di nazionalità italiana e attivo in una delle regioni del nord Italia. Questo è quanto delineano i dati statistici dell’Inail, che suddividono gli infortuni in base alle professioni. Questa categorizzazione riesce a dare un quadro degli incidenti sul lavoro dei gommisti, ma esclude ovviamente gli incidenti in cui le gomme sono coinvolte, ma al di fuori dell’attività professionale registrata dall’Inail come gommista.

I dati 2017 non sono ancora disponibili, ma nel 2016 gli infortuni tra i gommisti sono stati, secondo l’Inail, 463, in calo rispetto al 2015, che ne ha avuti 483, ma in crescita rispetto al 2014 che ne aveva contati 412. Di questi cono stati mortali un incidente nel 2016 e uno anche nel 2015, mentre nel 2014 fortunatamente non aveva perso la vita nessuno.

Nel 2016 il 30,2% degli incidenti ha avuto come esito una contusione, mentre il 23,2% una frattura e il 21% una lussazione, distorsione o distrazione. Le ferite sono state il 16,6%. Nel 3,5% dei casi ci sono state lesioni da sforzo e nel 2,4% corpi estranei. Lesioni di altro tipo solo l’1,8% e perdite anatomiche l’1,3%.

La Regione che ha registrato il maggior numero di casi è l’Emilia Romagna (82), seguita dalla Lombardia (69) e dal Veneto (43).

Sembrerebbe che l’esperienza non giochi un ruolo così decisivo, in quanto sono molto vicine le percentuali di incidenti tra operatori che hanno fino a 34 anni di età (39,3%) e  i gommisti da 35 a 49 anni (38,8%). Dai 50 a 64 anni di età gli incidenti scendono al 19% e solo il 2,9% degli incidentati supera i 65 anni di età.

Le mani, come è facile immaginare, sono la sede primaria delle lesioni (28,5%), ma anche la colonna vertebrale è sottoposta a stress e incidenti con un 9,3% degli incidenti. A seguire parete toracica (7,3%), viso (6,6%), caviglia (6,2%), cranio (6%), piede (5,3%), cingolo toracico (5,1%), ginocchio (4,9%), polso, occhi, braccio/avambvraccio, gomisto, gamba, collo, cingolo pelvico, coscia, dita, organi interni.

Il 91,6% degli infortuni (413) nel 2016 hanno coinvolto gommisti italiani, mentre solo il 2,7% ha visto coinvolti operatori europei provenienti da Romania (7), Belgio (1) e Bulgaria (1) e il 5,8% collaboratori extracomunitari, e in particolare 7 albanesi, 3 marocchini e 2 pakistani.

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