La gomma riciclata da pneumatici simbolo di architettura d’avanguardia al MAXXI di Roma

23 giugno 2016 | 0 Commenti
 
La gomma riciclata da pneumatici simbolo di architettura d’avanguardia al MAXXI di Roma
La gomma riciclata da pneumatici simbolo di architettura d’avanguardia al MAXXI di Roma

La gomma riciclata da pneumatici fuori uso entra nell’avanguardia dell’architettura internazionale al MAXXI di Roma, con l’installazione vincitrice di YAP 2016, Young Architects Program. La sesta edizione italiana del programma di promozione e sostegno alla giovane architettura – organizzato dal MAXXI in collaborazione con il MoMA/MoMA PS1 di NY, Constructo di Santiago del Cile, Istanbul Modern e MMCA National Museum of Modern and Contemporary Art di Seul – quest’anno ha decretato vincitore il collettivo milanese di architettura Parasite 2.0, che ha realizzato un progetto di fondali e ambientazioni fantastiche con sagome di animali e frammenti di natura utilizzando elementi in legno, metallo e gomma da pneumatici fuori uso.

L’installazione MAXXI Temporary School: The museum is a school. A school is a Battleground si basa concretamente sull’idea di riciclo e sulla sostenibilità: per realizzarla sono stati recuperati oltre 300 pneumatici fuori uso, riciclati sotto forma di granuli di gomma, utilizzati per realizzare le pavimentazioni e i fantasiosi scenari. Sarà questa scenografia a ospitare fino al 28 ottobre gli eventi romani nella piazza museale del MAXXI, riproducendo una natura ormai scomparsa come strumento di riflessione e critica sui temi più importanti della nostra contemporaneità quali l’antropocene, il cambiamento climatico, il mercato della produzione e della trasmissione di informazioni e immagini.

IMG_4296L’installazione è stata realizzata con la collaborazione di Ecopneus – la società consortile senza scopo di lucro tra i principali responsabili della gestione dei Pneumatici Fuori Uso (PFU) in Italia – che ha messo a disposizione il granulo di gomma riciclata, un materiale dalle grandi potenzialità tecniche e dal forte valore simbolico. “Siamo particolarmente felici che l’utilizzo della gomma da riciclo di PFU sia stato un elemento vincente nella scelta della giuria e che l’idea del suo utilizzo sia venuta direttamente dai giovani architetti di Parasite 2.0 – ha dichiarato Giovanni Corbetta, direttore generale di Ecopneus. Con il riconoscimento a questo progetto la gomma riciclata da PFU diventa una materia espressiva anche per il mondo dell’architettura e del design, assolutamente complementare a quello industriale”.

“L’uso della gomma riciclata ha un ruolo fondamentale all’interno del progetto e delle tematiche che affronta – hanno dichiarato Eugenio Cosentino, Stefano Colombo e Luca Marullo di Parasite 2.0. Se l’antropocene ha fatto svanire i limiti tra natura e artificio, possiamo considerare un materiale composto da pneumatici riciclati un materiale naturale? Il paradosso sta nel vedere come un materiale simbolo dell’attività umana nel nostro habitat, possa acquistare nuova vita, diventare emblema di quello che oggi chiamiamo sostenibilità. Ci racconta molto dell’approccio contemporaneo ai problemi ambientali, che alcuni definiscono ‘greenwashing’. In un certo senso il progetto parla di questa contraddizione. Fa scontrare un materiale naturale come il legno, con l’artificio della gomma, rimarcando la scomparsa dei limiti tra madre natura e azione dell’uomo”.

MAXXI_YAP_2016_phCeciliaFiorenza_4250Ecopneus, società senza scopo di lucro, è una delle organizzazioni che si occupano dal 2011 della gestione dei Pneumatici Fuori Uso (PFU) in Italia. Operando in base al D.M. 11 aprile 2011 n°82, gestisce i PFU generati in fase di sostituzione dei pneumatici nel mercato del ricambio, curandone la raccolta, la successiva frantumazione e l’avvio al recupero. Nel 2015 Ecopneus ha recuperato in Italia 246.000 tonnellate di PFU, pari a circa 27 milioni di pneumatici. Ciò ha permesso di evitare l’emissione in atmosfera di 363mila tonnellate di CO2 eq (pari a 80mila automobili che percorrono 30mila km in un anno), un prelievo di materie prime di 355mila tonnellate (pari al peso di 1.000 Airbus 380) e un consumo di acqua di quasi 1,8 milioni di m3 (un volume equivalente a 710 piscine olimpioniche).

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