Mercato

Federauto: è nebbia fitta

"Il mercato dell’auto è stato inghiottito da una nebbia che non accenna a diradarsi; un mercato fantasma che riflette la situazione generale del Paese, oggi aggravata dalla mancanza di chiarezza nel quadro post elettorale. Stiamo addirittura peggiorando rispetto all’annus horribilis dell’auto, il 2012, che ci ha portato ai livelli dei mercati degli anni Settanta consegnandoci, tra le altre cose, la maglia nera a livello europeo”. Questo il commento a caldo di Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di tutti marchi commercializzati in Italia di auto, veicoli commerciali, camion e autobus, rispetto ai dati di immatricolazione di autovetture nuove a febbraio diffusi dal Ministero dei Trasporti: 108.419 pezzi, con una perdita del 17,4% rispetto a febbraio 2012.

Prosegue Pavan Bernacchi: “Gli acquisti di beni e servizi sul mercato interno sono in forte contrazione e questo investe come un treno tutte le aziende italiane, tra le quali vi sono i concessionari di autoveicoli. Se la politica non si adopererà con urgenza per far ripartire l’economia, il nostro Paese andrà verso il collasso. I 3 milioni di disoccupati, per dirne una, ne sono una riprova".

Completa il quadro Adolfo De Stefani Cosentino, responsabile per la Federazione della commissione sulla fiscalità: "Gli autoveicoli e la sua filiera, che dà lavoro in Italia a 1.200.000 persone, pagano un prezzo salatissimo: parliamo di circa 8,6 miliardi di euro, effetto cumulato delle varie manovre succedutesi nel 2011 e nel 2012 con aumenti di accise sui carburanti, superbollo sulle auto prestazionali, aliquota IVA, IPT, Assicurazione RC e bollo, oltre alla stretta fiscale sulle auto aziendali. Quest’ultima antitetica rispetto ai principali mercati europei. Una pressione intollerabile che schiaccia la proprietà e l’utilizzo degli autoveicoli”.

Conclude Pavan Bernacchi: “Siamo in una situazione di attesa, oserei dire di stallo, a causa della mancanza degli interlocutori e, quindi, non possiamo che riporre fiducia nel Governo che verrà – speriamo al più presto – e nella possibilità di un nuovo clima in grado di creare le premesse per una inversione di tendenza. Occorrono idee chiare ed un segno di discontinuità. Su questo asse ci muoveremo non appena sarà possibile aprire il confronto con chi si assumerà la responsabilità di guida del Paese. Chiunque esso sia, senza pregiudizi di sorta. Riteniamo di aver toccato il fondo, anche politicamente, e che questo Paese non possa che iniziare a riprendersi, seppur lentamente”.

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