Mercato

In Europa un auto su tre esce dalla fabbrica equipaggiata Continental

Un automobile nuova su tre in Europa esce dalla fabbrica equipaggiata con pneumatici Continental. Una media che designa Continental brand premium deputato alla partnership con i costruttori. Abbiamo chiesto che valore ha per Continental questa leadership europea ad Alberto Bergamaschi che, oltre ad essere responsabile delle Relazioni Pubbliche e dell’Ufficio Stampa per i pneumatici passanger di Continental Italia, è anche Regional Key Account Manager per l’equipaggiamento originale, ossia il referente per tutti i marchi del gruppo Fiat per quanto riguarda la produzione appunto europea: Italia, Polonia e Turchia.

AB: E’ prima di tutto una partnership tecnologica, che permette a Continental di essere un passo avanti rispetto ad altri competitor non attivi nel primo equipaggiamento, da un punto di vista tecnologico, perché le esigenze delle case automobilistiche sono sempre superiori a quelle dell’utente.

PN: Il pneumatico, in quanto componente essenziale di sicurezza e di prestazioni nella vettura, deve quindi essere sempre al passo, se non precederne la tecnologia?

AB: E’ così. Anzi, ci troviamo spesso in coabitazione con altri obiettivi dei produttori di auto, come ad esempio l’esigenza di ridurre i consumi di carburante per far rientrare l’auto in una categoria di consumo più bassa. Questo è un esempio di obiettivo generale a cui deve contribuire anche il pneumatico, con una sempre inferiore resistenza al rotolamento. Oppure c’è il problema dell’inquinamento, acustico e non.

Un altro esempio emblematico di come il primo equipaggiamento anticipi quasi sempre i comportamenti del mercato del ricambio è l’utilizzo degli oli aromatici inquinanti, che è stato bandito prima dai pneumatici per il primo equipaggiamento e solo dopo dal settore dell’aftermarket.

Insomma i prodotti si sviluppano strada facendo insieme alla vettura, tanto che spesso i nuovi modelli nascono con una determinata misura per poi evolversi secondo le esigenze del costruttore, che sono diverse da quelle del consumatore finale.

PN: Quanto il pneumatico di serie è anche un incentivo al riacquisto delle stesse gomme?

AB: E’ un sassolino su cui costruire una casa. In Italia in realtà la fedeltà al pneumatico di equipaggiamento originale è poco sentita, non si arriva al 20%, ma in Germania, ad esempio, il ritorno è molto più elevato. Il motivo per cui in Italia si tende a tradire la prima gomma è la numerosità e segmentazione dei gommisti, che svolgono un ruolo di vera e propria consulenza e che hanno una gamma d’offerta molto ampia, oòtre al parco circolante un po’ datato, che fa preferire spesso prodotti budget a prodotti premium. Anche se ci accorgiamo che i gommisti stessi hanno una percezione molto positiva del marchio Continental, proprio perché vedono arrivare in officina così tante auto nuove con questo equipaggiamento di serie.

PN: Esiste una differenza di atteggiamento nello scegliere le gomme tra possessori di vetture ad alte prestazioni e utilitarie?

AB: Indubbiamente. Il ritorno sulle vetture di alta gamma è sicuramente maggiore. Per due motivi: innanzitutto l’utente di vetture costose ha una superiore disponibilità economica e una maggiore attenzione a ciò che acquista per l’auto; guidare per lui è un lusso e un piacere. In secondo luogo il gap di prezzo tra pneumatici ‘buoni’ e prodotti di minore qualità, nel segmento alto, è proporzionalmente inferiore, circa 40 euro su 250. Sui prodotti per auto più modeste invece il gap si allarga e può arrivare a 30 euro su 110, parlando poi di un mezzo di trasporto che a volte viene considerato solo un costo e una necessità. Questa sproporzione nasce dal fatto che la gomma utilizzata per produrre pneumatici premium e prodotti di bassa qualità a volte può sembrare la stessa; molto diversa è però la tecnologia che ci sta dietro.  

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