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La risposta di Pirelli al fenomeno dei ‘marbles’

“I ‘marbles’ di gomma sulla pista sono una conseguenza naturale dell’aumentato degrado che ha portato a gare più emozionanti: tutta quella gomma deve andare da qualche parte, come è sempre avvenuto in passato” ha dichiarato Paul Hembery, direttore motor sport di Pirelli. “Detto questo, siamo qui per fare i migliori interessi dei Team e stiamo cercando il modo per ridurre un po’ di questi ‘marbles’ in futuro. Ma questo non cambierà la nostra filosofia di base: vogliamo riportare le gare ai piloti”.

Per il GP della Cina sono stati nominati i pneumatici PZero hard e soft, con lo scopo di vedere almeno due pitstop per monoposto, in linea con la missione affidata a Pirelli di aiutare a promuovere i sorpassi, tanto in pista quanto ai box.

Il degrado più rapido dei pneumatici rispetto al passato può portare a strisce di gomma che si depositano sulla pista e che variano per dimensioni ma che, in generale, si presentano come trucioli di gomma dalla consistenza morbida, il cui peso oscilla in media tra i 10 e i 20 grammi. Quando sono calde queste strisce si piegano, ma diventano più rigide quando si raffreddano. Questi ‘marbles’ di gomma sono sempre esistiti in Formula Uno, ma le caratteristiche delle nuove mescole Pirelli fanno sì che ora siano in media più larghi e più morbidi rispetto ai ‘marbles’ duri e tondi che si vedevano in passato durante i gran premi.

Un pneumatico di Formula Uno, che da nuovo pesa circa otto chili e mezzo, perde circa un chilo e mezzo consumandosi nel corso di uno stint. Visto l’accresciuto numero di pitstop, sulla pista si deposita più gomma.

Il fenomeno non è nuovo in Formula Uno, ma è più evidente in circuiti dove si registra un degrado elevato dei pneumatici, come in Malesia. Pirelli sta cercando un modo per ridurre questi depositi in futuro, ma dichiara che la gomma sulla pista è una conseguenza inevitabile del degrado e i ‘marbles’ lasciati in circuito non rappresentano alcun pericolo per piloti o spettatori.

In Cina, superficie e meteo sono generalmente meno aggressivi rispetto alla Malesia, con condizioni più simili all’Australia. Questo fa sì che dovrebbero esserci il 30% in meno di degrado dei pneumatici e meno pitstop rispetto a quanto visto nel GP della Malesia, che ha offerto battaglie emozionanti dal via al traguardo.

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